Sottosezione C.A.I. Monza
“Aldo Mantovani”
Via Ghilini,
4/b – 20052 MONZA (MI) – tel/fax 039.2840131
www.societaalpinistimonzesi.it
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Domenica 05
Aprile 2009 – Punta Martin – Genova partenza ore
06:00 da Monza con pullman per Genova Voltri – ore 10:00 con autobus di linea
per Acquasanta/Santuario – per sentiero e crestine alla cima – ore 14:30
discesa per Genova Pegli e ripartenza per Monza alle ore 18:00, con arrivo
alle 20:00 circa |
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Bisogna proprio dire che quest’anno la Liguria non porta tanto
bene per quanto riguarda il tempo meteorologico ma noi ,come sempre, non ci
perdiamo d’animo, infatti zaino in spalla e viaaaa…… In men che non si dica tra sonnecchi e chiacchiere sul pullman
siamo arrivati a Genova Voltri dove ci attendeva il “pulmino” di linea che ci
ha accompagnati attraverso le strade tortuose di Genova al Santuario di
Acquasanta, da dove ha inizio la nostra lunga ed irta salita verso Punta
Martin. Bisogna precisare che durante l’attesa per la salita al santuario non
è mancata l’occasione di mangiare la famosa “focaccia genovese”
dell’altrettanto famosa panetteria di “Priano” a Voltri, offerta molto
volentieri dal ns Presidente che devo dire ha avuto parecchio successo sia in
bontà che d’iniziativa. Comunque dopo tutto ci mettiamo finalmente in cammino
sul sentiero che si scopre subito essere abbastanza ripido, come se volesse farci
capire che “non sono così facile” come pensi e in effetti dopo circa 15
minuti di cammino, dopo aver superato la piccola e accogliente stazione ferroviaria
di Acquasanta, si presenta sotto i nostri piedi come una salita dura e
faticosa. Passaggi in mezzo ad una pineta spoglia ed annerita da incendi
scoppiati di recente, accompagnati da una veduta generale della vallata che
ci circonda passo dopo passo guadagniamo strada ed oramai ben caldi ma
rinfrescati ogni tanto da qualche goccia d’acqua caduta dal cielo
incominciamo ad intravedere la nostra meta “Punta Martin”, ma era solo un
preludio di quello che ci aspettava. Infatti dopo aver guadato un torrente
che tagliava la valle incomincia il vero e tortuoso sentiero, che se quello
già precedentemente percorso ci sembrava duro, questo lo era di più…. Bhe che dire ci siamo tirati su le maniche e a testa bassa
abbiamo incominciato a salire il tortuoso sentiero che si inerpicava tra rocce
e dirupi che si aprivano sui lati guadagnando sempre più terreno. C’è chi si
arrampicava come caprette e altri che usavano tecniche nuove, ma pur sempre
valide, tipo usare le ginocchia come appoggio per superare i vari ostacoli.
Da qui in poi è tutto un susseguirsi di mezze arrampicate su roccioni e
piccoli passaggi su sentieri a dirupo sulla valle sottostante che avevamo
appena percorso. La vetta incomincia sempre più a farsi vedere, infatti anche
la croce che domina in vetta prima era indistinguibile. La fame incomincia a
farsi sentire, la voglia di raggiungere la vetta è irrefrenabile per cui
aumentiamo l’andatura e superato un costone ci appare ai nostri occhi molto
ben visibile la croce. Si sente dire “siamo arrivati!!” però non hanno visto
che c’è da superare l’ultimo e angusto torrione che in confronto noi eravamo
delle formiche affamate che non vedevano l’ora di arrivare in cima per
riempire la pancia. Che dire lo abbiamo superato come delle “schegge
impazzite”. Arrivati in vetta si è pensato subito a riempire la “pancia” e a
dissetarsi anche perché bisogna dire che nel frattempo il sole è riuscito a
farsi vedere e sentire anche bene. Dopo avere riempito la “pancia” e gustato
il panorama è arrivato il momento di scendere verso valle direzione Pegli.
All’inizio della discesa, un po’ per la pancia piena e un po’ per la
stanchezza che incominciava a farsi sentire, le gambe facevano fatica a
prendere il ritmo dell’andatura, che però dopo breve tempo non hanno dato più
problemi ma arrivati all’altezza di un’area attrezzata da pic nic abbiamo
dovuto fare una sosta forzata per indossare le mantelle antipioggia, causa
uno scroscio d’acqua più violento del solito. Ormai siamo in vista del porto
commerciale e dell’aeroporto di Pegli, il sentiero stà per finire infatti lo
abbandoniamo all’altezza delle prime case di periferia di Genova per
imboccare i classici viottoli ciottolati della città. Fine del silenzio. Infatti
incominciamo a sentire il traffico cittadino che ci entra nelle orecchie come
dei tamburi impazziti. Appena fuori dal giardino della villa Pallavicini,
giardino che secondo il mio punto di vista potrebbe essere curato meglio,
incontriamo l’Aurelia che si mostra ai nostri occhi ed orecchie, dopo la
quiete della montagna, nel massimo del suo splendore “IL TRAFFICO”. Raggiunto
il pullman che ci attendeva poco lontano, esausti ma molto appagati ci
mettiamo in viaggio per il rientro verso casa. E’ stata una bellissima
giornata passata in ottima compagnia ed in posti meravigliosi che rimarranno
scolpiti nel nostro cuore. Peccato solo per il tempo. Alla prossima. |
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