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Le
previsioni metereologiche non prevedevano granche’ di buono ma siamo partiti
con il solito entusiasmo e la viva speranza di trovare comunque un po’ di bel
tempo. Senza accorgercene siamo arrivati a Tirano per una comoda sosta per la
colazione ed una doverosa visita al Santuario Mariano (foto 1), bellissimo nei
dipinti, gli stucchi ed il ligneo trionfante organo a canne. Il trasferimento
a Poschiavo, obbligatorio a causa dell’inagibilita’ di un tratto della strada
ferrata per una frana, ci toglie lo spettacolo del passaggio in treno
attraverso la citta’ di Tirano, la meraviglia del girotondo sull’anello di
Brusio ed il fascino del lungolago tra Miralago e Le Prese; ma ci ha dato
modo di inoltrarci pian piano nel paesaggio svizzero ammirando prima dalla
strada statale lo snodarsi della ferrovia per godere poi dalla ferrovia lo
svolgersi della statale. A Poschiavo abbiamo un po’ di tempo per una
passeggiata all’interno del paese(foto 2), deserto (ma dove sono tutti gli
svizzeri?) ma affascinante nella sua semplicita’ e pulizia e
nell’architettura un po’ mitteleuropea dei suoi austeri palazzi. Giusto il
tempo per una spuntino di mezza mattina e pronti: “signori in carrozza...!”(foto
3), si parte precisi all’orario previsto, le 11:33 (naturalmente... siamo in
Svizzera) su un treno lindo, pulito e con tutto in ordine (ancora,
naturalmente... siamo in Svizzera). Ci e’ stata assegnata un’intera
carrozza e fa un certo effetto vedere
sul fianco della stessa un bel cartello che dice: “riservato Societa’
Alpinisti Monzesi”, ne siamo parecchio orgogliosi! (foto 4) Che dire del
viaggio? Una bellissima scoperta, almeno per chi non l’aveva mai fatto o
l’aveva fatto in estate. Un’ora e mezza di placido arrancare in un ambiente
fatato, alti muri di neve ai fianchi, boschi fitti ed abeti secolari, baite
isolate in un mare di neve che sembra panna montata, sparuti fondisti e
moderni ski – surfers (si chiamano cosi quei temerari appesi ad una vela che
navigano sugli sci o sulle tavole con evoluzioni estreme assecondando il
vento?). E poi ancora, le stazioncine quasi sperdute, il lago bianco,
l’ospizio, il Passo Bernina, la discesa verso il fondovalle, che uno ancora
si chiede: ma come fara’ mai a frenare un treno in discesa? Eppure si arriva,
tranquilli ed estasiati da tale spettacolo variegato e maestoso. Non ci
volevano proprio le nuvole, che hanno costantemente nascosto le montagne
senza mai permetterci di ammirare le vette del Bernina, del Palu’ e di tutte
le altre cime del gruppo.
Giunti
a Pontresina ci incamminiamo verso la Val Roseg per una passeggiata di un paio d’ore,
con sosta per il pranzo al sacco su di un ponte, unico posto pulito dalla
neve, e sotto un’occhiata di sole: ci voleva visto la temperatura comunque
fredda. Anche con il tempo non propriamente splendido godiamo comunque dell’atmosfera
magica che questa valle sempre regala: i silenzi, la dolcezza del pianoro
bianco e luccicante, il torrente qua’ e la’ ghiacciato e la maestosita’ delle
cime che intuiamo al di la’ delle nuvole che incombono. Qualcuno vede anche i
camosci, sembra li abbiano anche fotografati, gli uccellini di ogni specie
che vengono a mangiare sul palmo della tua mano sono invece all’ordine del
giorno, ma e’ pur sempre una sensazione bellissima e straordinaria. E’ giunta
l’ora del rientro, alle 16:00 si riparte con il pullman del bravo Dino e pian
piano scendiamo a San Moritz e poi a Chiavenna, una sosta per una meritata
merenda e via verso casa, senza code ed intoppi vari. E’ sta una bellissima
giornata passata in ottima compagnia ed in posti meravigliosi. Peccato solo
per il tempo, ma le montagne sono sempre la’ ed il trenino rosso pure,
aspettano solo che ci si ritorni. Alla prossima.
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foto 1
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