Sottosezione C.A.I. Monza
“Aldo Mantovani”
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Domenica 08
Novembre 2009 – Arcumeggia (VA) |
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E’ stata una piacevole e gradita sorpresa. Pochissimi tra noi,
forse nessuno, conoscevano Arcumeggia, la sua storia e le sue bellezze e perciò
e’ stato ancora più bello scoprirle. Arcumeggia e’ un paesino di montagna
della Valcuvia, 800 metri di altitudine in mezzo a boschi di larici e
castagni, stradine strette tra case ammassate, come conviene ai borghi di
montagna, naturalmente le auto sono off-limits e relegate in un parcheggio ai
bordi dell’abitato. Qualche decina di abitanti stabili ma un continuo e
sostenuto flusso di turisti per vedere quella che e’ la’
caratteristica peculiare di questa piccola realtà: gli affreschi che a decine
impreziosiscono le mura delle case, opere di artisti famosi e tra i più
grandi dei nostri tempi. Lo visitiamo con l’assistenza di una guida che con semplicità ma
chiarezza e completezza ci illustra gli aspetti storici, sociali ed artistici
della vicenda di questo paese e dei suoi dipinti; ci si sofferma davanti ai più
belli, o forse più strani, o incomprensibili per noi profani, e si visitano
anche alcuni cortili dove, tra le bellezze dell’architettura montana semplice
e calda, trovano posto altre opere più piccole (di fattura ma non certo di
importanza o grazia artistica) eseguite, ci dicono, dagli allievi dei corsi. Il tempo scorre velocemente e ci porta alla sosta per il pranzo,
tutti insieme presso l’unica trattoria locale: una buona occasione per
condividere ancora una volta il piacere della buona tavola e della compagnia.
Scendiamo a fondo valle dove ci attende il pullman per portarci
a Ranco, sede del Museo Europeo Ogliari dei Trasporti e meta della nostra
seconda escursione della giornata. Un’altra inaspettata scoperta, che si può
solamente definire come “incredibile”: si resta stupefatti dinnanzi allo
spettacolo fornito da un’accozzaglia di locomotori, vagoni ferroviari,
carrozze di ogni genere e tipo ed età, autobus, carri, cabine e mezzi vari di
trasporto vari, attrezzi, accessori, macchinari e quant’altro la fantasia e
la tecnica hanno potuto generare e raccogliere. Ma quello che e’ ancora più
incredibile e’ che nel parco all’aperto, tra queste decine di migliaia di
manufatti, veicoli ed oggetti e’ disegnato un filo logico che ti conduce
attraverso la storia del trasporto, dall’era antica ai nostri giorni. E si
ridiventa bambini, con gli occhi spalancati e la bocca aperta ad ammirare il
plastico della città ideale, fino a quando ci si accorge che e’ buio, non si
vede quasi più niente e si deve rientrare. Lo facciamo a malincuore ma con il
proposito di ritornarci, magari con la scusa di portarci figli e nipoti. Con un veloce e tranquillo viaggio di ritorno arriviamo a Monza,
per i saluti e gli arrivederci alle prossime uscite. Peccato per
il tempo, naturalmente autunnale e certamente normale per questo periodo ma
che ci ha un poco infastidito, almeno nella mattinata. Certo che una giornata
di sole sarebbe stata tutt’altra cosa!
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